Anticipatari: perché per noi è un grande “no”!

Spesso vi chiederete come mai le educatrici dell’asilo nido sono così contrarie all'anticipo a scuola, la risposta è semplice e allo stesso tempo tanto preziosa: conosciamo bene quali sono le esigenze dei bambini da zero a tre anni. E non le conosciamo solo per quello che dicono i libri, ma perché stiamo insieme a loro, ricordatelo, tutti i giorni! Ogni tanto abbiamo la possibilità di fermarci, osservarli all'interno del nostro mondo e dei nostri spazi e godere di ogni piccola loro azione, parola, gesto che sono liberi di compiere e scoprire in un contesto attento e predisposto in base a quelle che sono le loro necessità, in una fascia di età così tanto delicata.

Lo sappiamo che gli asili nido comportano una spesa spesso sostanziosa per la famiglia ma forse, se ci pensate, non saranno quei sette mesi in più di frequenza a fare la differenza e in cambio sarete sicuri che il vostro bimbo si troverà esattamente dove deve essere, con i suoi coetanei, con adulti di riferimento e in un luogo protetto che può permettersi di rispettare i suoi tempi.

 

Capiamo insieme quali sono queste esigenze di bambini ancora così piccoli e perché la scuola dell’infanzia non può soddisfarle, sulla base di come è strutturata al giorno d’oggi:

-    Il rapporto insegnate/bambini alla scuola dell’infanzia oggi è per le legge 1/28! Il rapporto numerico al nido è molto più rassicurante e permette di seguirli meglio e di stimolarli nella maniera più idonea ad ognuno.

-    Raramente gli ambienti della scuola dell’infanzia sono adatti ad accogliere piccoli di questa età perché studiati per un livello di sviluppo più avanzato. Tra i due e i tre anni si verifica un passaggio importante per la crescita, il piccolo impara a diventare autonomo, ma stare in una classe numerosa può rappresentare un’esperienza stressante e faticosa.

-    Tra bambini di due anni e mezzo e bambini di tre anni c’è una distanza che si manifesta nei comportamenti, nel bisogno più forte da parte dei più piccoli di stare vicino ad un adulto di riferimento, nella minore autosufficienza ed autonomia, nel modo di comunicare e nel farsi intendere dagli altri, nel bisogno di spazi di affettività e allo stesso tempo di esplorazione e movimento.

-    Il bambino ha bisogno di spazi e strutture adatti, di tempi e di organizzazione della giornata adeguate alle esigenze dei piccoli e soprattutto di una formazione di base degli educatori capaci di comprendere e di accogliere le necessità dei bambini.

-    Spesso i bambini anticipatari sono costretti ad adeguarsi ad attività didattiche progettate a misura per bambini più grandi, al nido le attività sono pensate e strutturate in base alle potenzialità e capacità dei singoli bambini e c’è un’elevata attenzione ai bisogni individuali.

-    Non possiamo pretendere da loro più di quello che possono fare, andando a scuola a due anni e mezzo o comunque prima dei tre il rischio è quello di anticipare troppo prematuramente uno sviluppo cognitivo e psicologico che richiedono invece delle tappe e delle età ben precise.

-    Nei suoi primi 1000 giorni di vita sono i sensi a guidare l’apprendimento del bambino: al nido viene stimolato a provare, in libertà e sicurezza, diverse esperienze sensoriali e incoraggiato nella ricerca dei suoi primi spazi di autonomia.

-    Nei primi 1000 giorni di vita il bisogno motorio è fondamentale: il nido viene predisposto affinché il bambino possa muoversi, strisciare, correre, saltare, cadere, giocare in spazi protetti e sicuri, al chiuso e all’aria aperta.

-    Nei primi 1000 giorni di vita si costruiscono competenze fondamentali per lo sviluppo delle relazioni sociali: la presenza di altri bambini al nido, in gruppi dal numero limitato, permette l’esperienza insostituibile e ricchissima di stare con gli altri, sperimentando pian piano sé stessi nella relazione tra pari.

 

Sicuramente ogni bambino è diverso ed ogni situazione è a sé, con queste parole non vogliamo generalizzare ma mettervi semplicemente davanti a quella che è la realtà, è nostro dovere morale e professionale informare i genitori dei rischi che corrono facendo una scelta di questo tipo per il loro bambino.

 

Concludo con una provocazione:

“Il gioco non tornerà mai più! Ma poi, anticipare per andare dove?”

 

Sara Bonino - Educatrice

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