DIRE DI NO! Consigli per farlo in modo consapevole

Articolo tratto dalla video registrazione “Dire di no, consigli per farlo in modo consapevole” che potete trovare sulla pagina Facebook di Gnomi e Folletti.

 

-Perché è cosi importante per la crescita del bambino dire di no?

Se siete dei genitori e vi siete imbattuti in questo articolo vi invito, prima di andare avanti a leggerlo, a fermarvi un momento e pensare a quella determinata cosa in cui fate molta fatica e proprio non riuscite a dire di no e farvi ascoltare da vostro figlio. Farlo vi aiuterà ad avere qualcosa di concreto su cui riflettere mentre leggete ed eventualmente su cui andare ad intervenire una volta terminato l’articolo.

Bene, rispetto alla domanda sul perché i no sono così importanti risponderò con delle parole forse scontate ma, secondo il mio punto di vista, estremamente reali: i “no” ci educano e ci preparano ad affrontare la VITA! Pensate a tutti quei limiti (e di base il “no” non è altro che una limitazione a fare qualcosa che vorremmo) che dobbiamo affrontare nel corso della nostra vita, e a tutte le età!

Ecco, mettere il bambino davanti a questi limiti fin da molto piccolo lo aiuterà a comprenderne l’esistenza e ad imparare a gestirli, all’interno di una prospettiva che riguarda il suo presente ma anche, e soprattutto, il futuro.

 

- Come vanno detti e come si fa a far rispettare davvero questi no?

E’ doveroso premettere che nessuno di noi possiede la cosiddetta bacchetta magica, ogni intervento è a sé e va sempre pensato e calibrato sulla base del singolo bambino e della situazione. Credo comunque con tutta me stessa nella potenza dell’educazione, che quando è consapevole può portare a dei grandi risultati. Per rispondere a questa difficilissima domanda e per fornirvi una solida base di partenza utilizzerò cinque parole chiave (prendendo spunto dal libro “L’arte di comunicare con i bambini” di Suzanne Vallières) e cercherò di illustrarvi degli esempi il più possibile concreti per comprenderne al meglio il significato:

CHIAREZZA: le regole, i no, i limiti vanno spiegati e motivati. Se ad esempio decidete che il bambino non dovrà togliere il cappello provate a non limitarvi a dire “non toglierlo!” ma, a costo di doverlo ripetere molte volte, spiegategli perché non deve togliere quel cappello, non datelo mai per scontato.

CONCRETEZZA: il bambino deve poter comprendere quel no e avere le capacità e le competenze per rispettarlo. Non direte ad un bambino di otto mesi di non mangiare con le mani, ma potrete sicuramente lavorarci con un bambino di due anni.

COSTANZA: forse la più difficile, la regola non deve mai cambiare, nemmeno in base allo stato d’animo degli adulti o in base a chi le sta comunicando. Per capirci, se stabilite che i cartoni si guardano un’ora al giorno quell’ora non dovrebbe aumentare quando siete stanchi o se il bambino protesta, inoltre per essere funzionale gli interventi di mamma e papà dovranno essere sullo stesso piano.

COERENZA: ricordatevi che siete voi adulti i primi a dare il buon esempio! Se vietate la televisione o il tablet mentre si magia, non passate in tempo a guardare il vostro telefono appoggiato sul tavolo.

CONSEGUENZA: per sviluppare un senso di responsabilità nel bambino è importante che capisca che in caso di disobbedienza accadrà qualcosa. Attenzione! Non si parla per forza della famosa punizione, sarete voi a valutare ma può anche essere molto funzionale verbalizzare ciò che accadrebbe al vostro stato emotivo: “lo sai che poi se succede questa cosa mi devo arrabbiare, anche se non mi piace”.

 

- E come faccio quando il bambino sembra proprio non volere ascoltare?

Molto probabilmente è qui che scatterà la sfida più difficile in assoluto: la FERMEZZA! Dovete, e qui mi permetto di usare l’imperativo, avere la forza di rimanere fermi e immobili sulla vostra posizione ma attenzione, la differenza la farà il vostro modo di agire: provate a non farvi sovrastare dalla rabbia, a non agitarvi, a non urlare e mantenete la calma; con un tono di voce normale ma allo stesso tempo molto fermo accogliete la frustrazione che il bambino sicuramente sta vivendo in quel momento, dimostrate di comprenderlo ma allo stesso tempo siate irremovibili, o meglio ancora, siate autorevoli: “Ti capisco, capisco che sei molto arrabbiato e che volevi continuare a giocare, anche io sarei arrabbiata al tuo posto ma adesso mi dispiace ma dobbiamo proprio smettere”. Vi capiterà di doverlo ripetere magari anche dieci volte, ma provate a farlo sempre nello stesso modo e vedrete che il bambino stesso rimarrà spiazzato dalla calma che state dimostrando e capirà, provare per credere!

 

Sara Bonino - Educatrice

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